CRESCE LA POVERTA’, SERVONO STRATEGIE INTEGRATE. INTERVISTA ALLA PRESIDENTE DEL JESUIT SOCIAL NETWORK ETS

CRESCE LA POVERTA’, SERVONO STRATEGIE INTEGRATE. INTERVISTA ALLA PRESIDENTE DEL JESUIT SOCIAL NETWORK ETS

La povertà assoluta in Italia è in costante e strutturale aumento. Le misure di contrasto
messe in campo si stanno rivelando insufficienti e inadeguate per affrontare un problema
complesso, trasversale e multidimensionale, che assume diverse forme e diversi volti, nei
contesti di vita quotidiana. Ne abbiamo parlato con Paola Piazzi, presidente del Jesuit
Social Network, rete di organizzazioni aderente ad Alleanza contro la Povertà in Italia


I numeri sulla povertà assoluta sono in costante crescita. Avete riscontro di questa
tendenza anche all’interno della vostra organizzazione? E quali sono, dal vostro
punto di vista, le categorie maggiormente a rischio?

Sì, è stato avvertito anche all’interno delle organizzazioni della nostra rete, soprattutto con la
ripresa delle attività dopo la chiusura causa pandemia. Le povertà urbane sono certamente un
fenomeno che si va ampliando velocemente, intendendo con questa espressione tutte quelle forme
di povertà derivanti dal non riuscire a stare al passo con le trasformazioni del nostro tempo: la
perdita del lavoro che porta rapidamente alla perdita del proprio status sociale, l’indebolimento
delle reti di relazioni, l’accelerazione dei processi tecnologici che isolano chi non ha una
formazione informatica, l’abbandono e la dispersione scolastica, per fare qualche esempio.

La povertà assoluta assume diverse forme e declinazioni: quali vi preoccupano
maggiormente?

La rete JSN è nata proprio dall’intento di creare un raccordo tra organizzazioni ed enti che si
occupano di forme di povertà differenti, ma tutte tra loro collegate, spesso generate dalle stesse
cause, oppure una esito dell’altra. Vari sono dunque gli ambiti in cui le organizzazioni della rete
sono impegnate: immigrazione e cooperazione internazionale, detenzione, minori, e famiglia,
disagio sociale e povertà urbane.

Ritenete che gli sforzi messi in atto dalle istituzioni per coinvolgere in questa sfida il
Terzo Settore possano essere migliorati e implementati? Come?

Certamente si. La Riforma del Terzo Settore ha rappresentato uno sforzo notevole di rilettura e
riposizionamento delle organizzazioni impegnate nel sociale nel rapporto con lo Stato e le
Istituzioni pubbliche. Tuttavia, a fronte di un grande lavoro svolto per adeguarsi alle nuove norme,
al momento non si colgono significativi cambiamenti nella collaborazione tra Istituzioni pubbliche e
privato sociale.

Quali sono le strategie integrate che adottate, come Rete, per affrontare la povertà
assoluta?

Molte delle nostre organizzazioni hanno un ambito principale di impegno, spesso legato
all’intuizione iniziale che le ha fatte nascere, ma poi nel tempo hanno allargato il loro campo
d’azione ad altri ambiti di povertà con cui si andavano a scontrare occupandosi di un certo disagio,
come per esempio immigrazione, detenzione, tossicodipendenza. Proprio il fatto di aver esteso la
propria azione evidenzia come si sia impegnati nella lettura del contesto, il quale genera
interrogativi e stimola possibili percorsi di sostegno.

In che modo collaborate con istituzioni pubbliche e altre realtà del terzo settore per
garantire un impatto più efficace e duraturo?

A livello locale ogni organizzazione si muove in autonomia. In alcuni casi la collaborazione è
strutturata da tempo ed efficace (soprattutto al Nord), mentre in altri casi la collaborazione è
sporadica, non sistemica, ma legata a specifici progetti. A livello nazionale, oltre ad aderire ad
Alleanza contro la povertà, aderiamo e siamo nel Consiglio Direttivo della Conferenza Nazionale
Volontariato Giustizia (CNVG) e aderiamo al Movimento Laudato Si.

Quali sono le principali difficoltà che incontrate nell’attuare interventi di contrasto
alla povertà?

L’ultima esperienza che ci ha visto impegnati come rete è stato un progetto finanziato dal Ministero
del lavoro, in cui circa una decina delle nostre organizzazioni ha proposto e sviluppato interventi
multidirezionali e dimensionali di contrasto alla povertà. In questi casi la macchina organizzativa, soprattutto quella relativa alla reportistica per la rendicontazione, ha impegnato molto gli enti.
Questo ha confermato che, per poter accedere a bandi di un certo impegno economico, è
necessario avere una struttura molto consolidata e strutturata. Nel caso specifico ha fatto da capofila
una delle organizzazioni più grandi e solide della rete (Sesta Opera S. Fedele di Milano) e questo ha
garantito la possibilità di portare a termine il progetto presentato.

Qual è l’importanza e il senso della vostra adesione ad Alleanza contro la Povertà?
Essendo noi stessi una rete, crediamo fortemente nel valore intrinseco del “fare rete” con chi si
occupa di rispondere agli stessi bisogni sociali. Questo il motivo per cui all’Assemblea annuale
dell’anno scorso che ha celebrato anche i 20 anni di storia del JSN, abbiamo invitato alla tavola
rotonda sul tema della collaborazione tra Istituzioni pubbliche e privato sociale, Antonio Russo,
portavoce di Alleanza. Il suo contributo alla riflessione è stato molto prezioso ed è servito per
confermare l’importanza di muoversi in sinergia con altri soggetti sociali per attuare un’effettiva
advocacy. Abbiamo appena terminato di mettere a punto le Linee guida per una formazione nel
sociale, con l’obiettivo di avviare percorsi di formazione dei formatori, convinti che la formazione
sia uno dei pilastri affinché ogni azione nel sociale possa essere efficace e duratura. Il mondo
ignaziano è da sempre centrato sullo sviluppare percorsi formativi e questo potrebbe rappresentare
il contributo che il JSN offre alla rete di Alleanza.

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