Il governo Meloni lo ammette: il Reddito di cittadinanza ha salvato un milione di persone all’anno dalla povertà assoluta

Il governo Meloni lo ammette: il Reddito di cittadinanza ha salvato un milione di persone all’anno dalla povertà assoluta

Nel suo articolo su la Repubblica, Valentina Conte commenta la Relazione della commissione povertà del ministero del Lavoro e osserva: “Continua l’oscuramento dei dati sui nuovi sussidi meloniani per occupabili e non: Adi e Sfl”. Di seguito il testo completo dell”articolo pubblicato a questo link: https://www.repubblica.it/economia/2024/06/13/news/governo_meloni_ammette_rdc_salvato_un_milione_poveri-423226249/?ref=RHLF-BG-P4-S1-T1

Il governo Meloni lo ammette: il Reddito di cittadinanza ha salvato un milione di persone all’anno dalla povertà assoluta

di Valentina Conte

Lo riporta la Relazione della commissione povertà del ministero del Lavoro. Continua l’oscuramento dei dati sui nuovi sussidi meloniani per occupabili e non: Adi e Sfl

ROMA – Il Reddito di cittadinanza ha aiutato 2,4 milioni di famiglie, ovvero 5,3 milioni di persone, ad affrontare la pandemia e a contrastare la povertà assoluta. Erogando loro 34 miliardi tra aprile 2019 e dicembre 2023. Solo un terzo però dei beneficiari hanno percepito il sussidio per l’intero periodo. Gli altri sono entrati e usciti dalla misura.

Lo dice, con un’analisi definitiva, la Relazione della Commissione povertà istituita presso il ministero del Lavoro e presieduta a Natale Forlani. Relazione che ammette il ruolo cruciale del Reddito nell’uscita dalla povertà di centinaia di migliaia di famiglie italiane, come sancito dall’Istat. Ma che manca di indicare come stanno andando i nuovi sussidi, eredi del Reddito dopo la sua cancellazione ad opera del governo Meloni: Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro.

Non a tutti i poveri

Il Reddito ha raggiunto al massimo il 38% delle famiglie in povertà assoluta. Picco toccato nel 2021. L’anno dopo si è scesi al 32%, poco meno di un terzo. Non è quindi una risposta efficace al disagio estremo. Una debolezza dello strumento ben nota sin dalla sua nascita, come evocato a più riprese da Caritas e Alleanza contro la povertà. La Relazione Forlani conferma questa debolezza: il sussidio penalizza le famiglie numerose, gli stranieri, le coppie di anziani e soprattutto i lavoratori poveri. I paletti di patrimonio e reddito sono troppo stringenti.

Ancor di più lo sono quelli decisi dal governo Meloni per l’Adi (molto simile al Reddito) e l’Sfl (l’assegno da 350 euro al mese per gli occupabili). Qui però la Relazione sfuma. E si limita a “raccomandare” di indicizzare il tetto Isee dei 6 mila euro per tenere conto dell’inflazione degli ultimi anni. La stretta meloniana, come certificato da Bankitalia, dimezzerà di fatto la platea di poveri beneficiari. Una stretta opinabile visto che divide occupabili e non occupabili solo in base all’età e alla presenza di figli minori o disabili nel nucleo.

In ogni caso, il Reddito di cittadinanza ha permesso di uscire dalla povertà assoluta a 400 mila famiglie nel 2020, 480 mila nel 2021, 450 mila nel 2022 per un totale di 900 mila persone nel 2020 e oltre un milione nel 2021 e 2022. La dice l’Istat e la Relazione Forlani lo conferma. Precisando che “metà della spesa erogata nel biennio 2020-2021, circa 8,3 miliardi, ha contribuito a ridurre dello 0,8% l’indice delle disuguaglianze e dell’1,8% il rischio di povertà”

Le politiche attive

Il lato più problematico del Reddito è l’accompagnamento dei beneficiari che possono lavorare verso un’occupazione. Nei primi anni, fino al 2021, le politiche attive sono state di fatto inesistenti, dice la Relazione, per via della pandemia. Poi i Centri per l’impiego hanno iniziato a prendere in carico le persone. “Allo stato attuale – si legge nel testo – non si registrano effettivi riscontri sull’entità delle misure adottate, sulla loro efficacia e sull’attuazione delle condizionalità previste dalla norme e delle sanzioni relative alla mancata adesione dei beneficiari”.

In pratica, nessuno è in grado di dire quante offerte di lavoro sono state fatte ai beneficiari di Reddito. E a quanti è stato tolto il sussidio, se non le hanno accettate. Ma questo buio sui dati continua però anche ora. Perché l’intero 2023 del Reddito di cittadinanza, ma anche del Supporto (dal primo settembre) ricade nella gestione del governo Meloni che anzi ha inasprito le sanzioni per chi rifiuta l’unica offerta di lavoro.

Com’è andata? E come sta andando? Nessuno lo sa. C’è poi un altro elemento, riportato dalla stessa Relazione. Nel 2022 i beneficiari del Reddito occupati erano il 30,7%, circa 446 mila. Quindi lavoratori poveri o poverissimi che integravano col Reddito. Non solo: 7 su 10 beneficiari si caratterizzano per “elevata difficoltà di inserimento o reinserimento” al lavoro. Solo il 2,3% è work-ready, cioè pronto a lavorare.

Una smentita clamorosa della narrativa meloniana dei nullafacenti seduti sul divano, prenditori di sussidi di Stato a volontà. Lo dice ora anche una Relazione del suo governo

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