Convegno “L’Italia delle Povertà”

Convegno “L’Italia delle Povertà”

L’Italia povera (e quasi povera): numeri, analisi e
proposte. Il Rapporto di Alleanza contro la povertà

Oltre il
10% delle famiglie in Italia vive in povertà assoluta, secondo gli ultimi dati
Istat. Accanto a queste, emerge però anche una vasta area di fragilità
strutturale: quasi il 20% delle famiglie vive stabilmente attorno alla soglia
di povertà, tra chi è “appena povero” (circa il 6%) e chi è “appena sopra” la
soglia (8,2%). Le politiche di contrasto non stanno funzionando bene e anche
l’informazione gioca (male) la sua parte.

Il volume
sarà presentato il 5 febbraio a Roma

Roma,3 febbraio 2026 – La
povertà in Italia non è più un fenomeno marginale o emergenziale, ma una condizione strutturale, stratificata e sempre più normalizzata, che attraversa ampi segmenti della popolazione e si radica nella vita quotidiana. È quanto emerge dal nuovo Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali
(si allegano Abstract e Punti chiave della ricerca).

“Siamo molto contenti e orgogliosi del lavoro fatto che si inserisce nell’ambito dell’impegno di Alleanza contro la povertà nella raccolta, nell’analisi dei dati e nell’approfondimento dei comportamenti socioculturali che si manifestano nel nostro Paese, – afferma il portavoce nazionale Antonio Russo – Questa pubblicazione ci restituisce la fotografia di un’Italia in cui le povertà crescono e chiamano con urgenza una serie di soggetti a precise responsabilità. Questa è la ragione per la quale periodicamente intendiamo produrre e offrire ai decisori politici, agli operatori pubblici e ai soggetti sociali, studi e proposte che promuovano un serio programma di contrasto e di lotta alla povertà. Dai dati che oggi presentiamo, appare evidente quanto la povertà sia divenuto oramai un fenomeno strutturale e colpisca una fascia sempre più estesa e trasversale della popolazione, con un aumento allarmante dei “quasi poveri”. In tale contesto, le attuali misure di contrasto si rivelano inadeguate e insufficienti rispetto al bisogno reale. Il nostro auspicio è che, anche a partire da questo nuovo strumento di conoscenza e analisi, la lotta alla povertà nel nostro Paese possa compiere un necessario e decisivo passo avanti”, conclude Russo.”.

Quattro i capitoli in cui la ricerca si articola: il primo riguarda “Le povertà che le famiglie possono nascondere”, il secondo “Cosa significa essere poveri?”, il terzo “L’implementazione di ADI e SFL: una prima valutazione a due anni dall’introduzione”, mentre l’ultimo capitolo è dedicato a “(Rac)contare i poveri: retorica della quantificazione e altre grammatiche del discorso pubblico nei quotidiani italiani”.

I dati principali: una povertà che si estende e si trasforma

 La ricerca restituisce (Capitolo 1) una fotografia complessa e multidimensionale delle povertà in Italia. Accanto alle famiglie ufficialmente classificate come povere – il 10,9% nel 2024 – emerge una vasta area di fragilità strutturale: quasi il 20% delle famiglie italiane vive stabilmente attorno alla soglia di povertà, tra chi è “appena povero” (circa il 6%) e chi è “appena sopra” la soglia (8,2%). Una condizione di precarietà che espone milioni di persone al rischio costante di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita.

Il Rapporto mette in evidenza i limiti delle misurazioni statistiche correnti, che non considerano alcune dimensioni cruciali dell’esperienza di povertà: la sua durata nel tempo, l’intensità differenziata, il costo nascosto della deprivazione, il ruolo delle reti familiari e le “zone grigie” tra autosufficienza e bisogno. Ne emerge una lettura della povertà come continuum di situazioni, più che come condizione netta e omogenea.

Povertà, lavoro, famiglie e squilibri generazionali

 Particolarmente significativo è il dato sui lavoratori poveri (capitolo 2): nel 2024 oltre il 10% degli occupati in Italia è a rischio di povertà, pari a circa 2,3–2,4 milioni di persone, un valore superiore alla media europea. Il lavoro non rappresenta più una garanzia di inclusione sociale, anche a causa del forte calo dei salari reali: –7,5% tra il 2021 e il 2025, il dato peggiore tra i principali Paesi OCSE.

Allarmante anche la condizione delle famiglie con figli. Nel 2024 oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014. La nascita di un figlio continua a rappresentare in Italia un fattore di rischio di impoverimento molto più elevato rispetto alla media europea.

Il capitolo mostra come la compressione delle spese alimentari, il peso dei costi abitativi ed energetici e l’insicurezza economica incidano profondamente sulle traiettorie di vita dei minori, spesso in modo non pienamente rilevato dalle statistiche ufficiali.

Le risposte pubbliche: ADI, SFL e la selettività delle politiche

L’analisi delle misure di contrasto alla povertà (capitolo 3) – in particolare Assegno di Inclusione (ADI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) – evidenzia criticità strutturali nell’impianto e nell’attuazione: forte disomogeneità territoriale, difficoltà di presa in carico personalizzata, scollamento tra disegno normativo e condizioni reali delle persone.

Le politiche, come gli indicatori, tendono a selezionare ciò che viene riconosciuto come bisogno, lasciando scoperte ampie aree di vulnerabilità diffusa e delegando sempre più al terzo settore la gestione delle situazioni più complesse.

Povertà e racconto pubblico

L’ultimo capitolo del Rapporto è dedicato al ruolo dei media, che spesso raccontano la povertà attraverso cornici emergenziali e numeriche, faticando a restituirne le cause strutturali e i processi sociali.

 Ne emerge un quadro in cui misurazioni, politiche e narrazioni concorrono a definire chi viene riconosciuto come povero e chi resta invisibile nel dibattito pubblico, influenzando non solo la percezione sociale del fenomeno ma anche le risposte istituzionali.

Le proposte dell’Alleanza contro la Povertà

Alla luce delle evidenze emerse, l’Alleanza contro la Povertà rilancia alcune proposte chiave:

·        superare una visione riduttiva della povertà, riconoscendone il carattere strutturale, relazionale e multidimensionale;

·        rafforzare e integrare i sistemi di misurazione, per intercettare anche le forme di povertà “invisibili” e di lunga durata;

·        ripensare ADI e SFL, migliorando qualità dei servizi, presa in carico personalizzata e governance multilivello;

·        investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari capaci di contrastare la povertà minorile;

·        promuovere un racconto pubblico più responsabile e consapevole delle povertà, che restituisca complessità e dia voce alle esperienze reali.

L’evento

La mattinata del 5 febbraio prevede una prima sessione dedicata all’analisi delle dinamiche sociali e delle risposte pubbliche, con interventi di Remo Siza, Gianfranco Zucca, Chiara Agostini, Rosangela Lodigiani e Franca Maino, seguita da una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali. La seconda sessione affronterà il tema del discorso pubblico e del ruolo dei media, con direttori e giornalisti di testate nazionali.

Appuntamento giovedì 5 febbraio 2026, dalle 9.30 alle 13.00, a Roma, presso il Chiostro San Salvatore in Lauro (via dei Marchegiani 8–13).

Qui il link alla cartella stampa contenente: comunicato stampa, programma, sintesi del rapporto, punti chiave del rapporto, foto (credit: Alleanza contro la povertà)

https://drive.google.com/drive/folders/1IdptW1WZFkiv0c3tuZTDpHClnXJVNwQ7?usp=sharing)

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Alleanza contro la Povertà.

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